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DRESSED BY THE ALGORITHM

  • Victoria Strano
  • 4 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min
Stiamo ancora scegliendo cosa indossare o è il feed a farlo per noi?
Stiamo ancora scegliendo cosa indossare o è il feed a farlo per noi?

Apriamo il telefono e, prima ancora di vestirci, abbiamo già visto decine di outfit. Una micro-tendenza appare improvvisamente ovunque, diventa desiderabile e scompare poche settimane dopo. In questo processo, il nostro stile personale rischia di trasformarsi in una risposta automatica a ciò che l’algoritmo ci mostra.

I social non si limitano più a raccontare la moda: partecipano direttamente alla sua creazione. Colori, accessori e silhouette vengono scelti anche in base alla capacità di funzionare all’interno di uno schermo. Un dettaglio deve essere immediatamente riconoscibile, un look deve poter essere compreso in pochi secondi e ogni estetica deve avere un nome facilmente ricercabile.

La conseguenza è una moda sempre più veloce e frammentata. Non esiste più una sola tendenza dominante, ma una successione continua di identità temporanee. Possiamo essere minimalisti al mattino, Y2K nel pomeriggio e dark romantic la sera. Il guardaroba diventa un archivio di personaggi pronti per essere attivati.

Questa libertà può essere stimolante. Il feed permette di scoprire designer indipendenti, sottoculture e modi di vestire provenienti da ogni parte del mondo. Offre riferimenti che in passato sarebbero rimasti invisibili e rende possibile costruire il proprio immaginario con una quantità quasi infinita di influenze.

Allo stesso tempo, però, la personalizzazione dell’algoritmo può produrre uniformità. Più interagiamo con una determinata estetica, più ci vengono mostrate immagini simili. Crediamo di esplorare, ma spesso ci muoviamo all’interno di uno spazio creato dalle nostre precedenti preferenze.

Vestirsi per il feed significa inoltre considerare la fotografia prima dell’esperienza. Alcuni outfit sono pensati per essere osservati frontalmente, catturati con il flash o riconosciuti in un video di pochi secondi. Il corpo diventa una superficie editoriale e la vita quotidiana una produzione continua di contenuti.

La vera ribellione potrebbe allora essere rallentare. Indossare più volte lo stesso capo, scegliere qualcosa che non appartiene a una tendenza precisa o costruire un guardaroba che non ha bisogno di essere immediatamente compreso.

L’algoritmo può suggerirci cosa guardare. Non dovrebbe decidere chi vogliamo essere.

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